Mercato Lazio, lo chiamano player trading
Da troppo tempo le prospettive della Lazio restano solo un’idea. Il vento non cambia mai direzione: non crescono fatturati e alleanze commerciali, risultati e ambizioni. Un anno fa, dopo le sconfitte con Inter e Bologna, a Formello erano nati dubbi sulla gestione e sul modulo di Baroni. Adesso qualcuno prova a raccontare che i 24 punti in 18 giornate siano colpa degli schemi di Sarri. È il riflesso automatico di un sistema che sposta le responsabilità sugli allenatori senza interrogarsi sui problemi strutturali. La solita cortina di fumo che non cancella i fatti. La Lazio è stata l’unica società europea a non potersi muovere sul mercato estivo, bloccata da una serie di parametri non in regola.
Un errore amministrativo che ha congelato presente e futuro. Quasi un dettaglio, però, rispetto a una realtà più preoccupante: la squadra di Lucas Leiva, Milinkovic, Luis Alberto, Felipe Anderson e Immobile ha lasciato progressivamente spazio a quella di Pellegrini, Basic, Dele-Bashiru, Cancellieri e Noslin. Tutto ha una spiegazione, basta non nasconderla sotto un tappeto. Anche un ex fuori lista come Basic è diventato insostituibile. Alla riapertura del mercato di gennaio, la prima mossa è stata vendere Castellanos senza consegnare a Sarri un centravanti all’altezza della tradizione.
Questa è una società che ha regalato spettacolo con Piola, Chinaglia, Giordano, Riedle, Signori, Casiraghi, Boksic, Salas, Vieri, Crespo, Klose e Immobile. Ora, mentre Lotito sta tornando dalle vacanze a Cortina, emerge anche l’intenzione di accettare l’offerta del Fenerbahçe per Guendouzi. Player trading, lo chiamano il presidente e Fabiani. Peccato che a Formello abbiano sempre rivendicato bilanci in ordine e sostenibilità. Se i conti sono davvero a posto, il player trading smette di essere considerato una strategia e viene percepito come un modo elegante per mascherare un ridimensionamento. Sarri ha chiesto per l’attacco uno tra Raspadori e Oyarzabal. In arrivo c’è Petar Ratkov, classe 2003, serbo, un metro e 93, 22 gol in 99 partite con il Salisburgo.
Quando il tecnico sottolinea che ha bisogno di giocatori di livello, non parla per difendere se stesso. È diventato la voce e il garante dei tifosi, perché non ha mai smesso di pensare che la Lazio debba progredire e lottare per traguardi prestigiosi. Lo sosteneva già nel 2023, dopo aver portato nelle casse del club i 60 milioni della Champions e aver digerito la cessione di Milinkovic per 40. Voleva Zielinski, Loftus-Cheek, Ricci e Berardi: una squadra competitiva in Italia e in Europa. In questo mercato di riparazione sarebbe stato lecito aspettarsi subito una Lazio protagonista. Invece, dopo Castellanos, c’è il rischio che saluti anche Guendouzi. I tifosi sono stanchi di un orizzonte limitato. Meritano qualità, attenzione e investimenti. La partenza del ds Tare ha creato un vuoto: mancano le sue intuizioni.
Gennaio determinerà la dimensione della Lazio, che adesso sta lavorando su Fabbian e Maldini: il primo ha colpi interessanti, è ritenuto da Sarri un trequartista e andrebbe adattato al ruolo di mezzala, mentre il secondo è un talento in sospeso e ha caratteristiche difficili da coniugare con il 4-3-3. Delicata la scelta dell’eventuale erede di Guendouzi: legittimo attendersi un profilo della stessa statura internazionale. Lotito ha un mese per dare un indirizzo alla Lazio: difficile comprendere gli ultimi passi indietro. Una grande storia di 126 anni non può essere trattata come una piccola azienda.
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